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Cyber Sentenze - leggittimo punire i profili fasulli di MySpace
La legge dà ragione al preside: giusta la sospensione dei due alunni rei di aver calunniato il dirigente scolastico con un falso profilo su MySpace, dipingendolo come sessuomane e pedofilo. Non è la prima volta che accade: in molti altri casi è stata proprio una pagina del noto social network ad aprire le porte del tribunale. MySpace? Nessuna colpa nei conflitti tra utenti.

La querelle è solo una delle tante di una lunga serie: a portare in aula quest'ultimo caso, due studenti che hanno citato in giudizio il proprio preside per la sospensione loro comminata in seguito alla creazione di un falso profilo su Myspace avvenuta intorno al marzo 2007. Pur non riportandone il nome, accanto alla foto del preside - presa dal sito della scuola - campeggiava un poco politicamente corretto about me: il preside viene descritto come un bisessuale sposato, tra i cui interessi figura quello di utilizzare il proprio ufficio per incontri a luci rosse, anche con studenti. Una volta scoperto il tutto, i due reprobi sono stati sospesi per 10 giorni. Saldamente convinto della propria buona fede, una dei due ha quindi citato in giudizio il preside, reo a sua volta di non aver rispettato i termini della libertà di espressione.

A suo dire, dunque, il provvedimento preso dal preside sarebbe anticostituzionale, poiché il fatto è avvenuto al di fuori della scuola e poiché la sospensione viola il diritto dei genitori di decidere la maniera migliore di disciplinare ed educare i propri figli. Nonché il primo emendamento. Di diverso avviso il giudice James M. Munley del distretto della Pennsylvania: "Una scuola può validamente limitare il diffondersi di discorsi volgari e osceni, così come può limitare discorsi che incitano ad assumere comportamenti illegali" - scrive nella motivazione alla sua decisione.

Altri episodi analoghi si sono registrati nelle cronache e molti hanno avuto origine proprio su MySpace, messa sul banco degli imputati e poi assolta definitivamente dalla decisione di un tribunale texano poiché il fatto non è imputabile al colosso del social network. Insomma MySpace non ha colpa se tra i suoi profili si annidano predatori in cerca di nuove prede o semplici ragazzini che vogliono mettere in ridicolo l'odiato preside.

Data creazione : 24/09/2008 02:09
Ultima modifica : 24/09/2008 02:10
Categoria : Cyber Sentenze
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